Russia, Cina, Usa. La lunga mano sugli affari greci

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Putin si era già fatto avanti, ora tocca a Pechino: “Piena fiducia nell’Ue”. E pensa ai suoi investimenti al Pireo. Obama vuole Atene dentro l’Europa e chiama Hollande.

Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, si sente «tradito» da Atene. E con un’ingerenza che non ha precedenti, si rivolge direttamente ai greci e chiede loro di votare «si» al referendum. La nostra proposta – si giustifica – «non è frutto di una stupida austerità. All’ultimo minuto il governo greco ha sbattuto la porta. Eppure – sottolinea con una vena polemica – c’è voluto molto tempo per convincere Atene a tassare gli armatori». Ma non è l’unica ingerenza in atto. I capigruppo del Parlamento europeo hanno votato una mozione con cui chiedono la convocazione di un altro consiglio europeo straordinario sul caso greco, prima di domenica prossima. Unico gruppo astenuto, i Popolari. Ma Angela Merkel, secca, lo esclude. «Non ci sono ragioni convincenti» per svolgerlo. «Se invitata – precisa – vi parteciperò. Ma al momento non ne vedo il motivo». Domani il Bundestag discute la crisi greca, e la cancelliera ricorda: se fallisce l’euro, fallisce l’Unione europea. Ma per Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze «tocca al governo greco trovare una strada per un futuro sicuro ed ordinato». Tant’è che la cancelliera annuncia ufficialmente di essere contraria ad un «prestito ponte» alla Grecia per onorare il debito con l’Fmi.

L’unico seriamente preoccupato dalla deriva presa dal negoziato è Barack Obama, che ieri ha contattato François Hollande. «È necessario riaprire il dialogo con la Grecia», spiega il presidente degli Stati Uniti. Ad allarmarlo sono i problemi interni causati da un’eventuale pesante flessione di Wall Street e la situazione geopolitica.

Il premier cinese Li Kequiang, ieri in visita a Bruxelles, ha ribadito di avere «piena fiducia nell’Ue» e di essere «pronto a giocare un ruolo costruttivo» ricordando che Pechino ha già «fatto i propri sforzi per aiutare la Grecia a superare la crisi». Formalmente, Li Kequiang ha voluto difendere gli investimenti cinesi in Eurolandia in quanto maggior partner commerciale nonché maggior detentore di titoli sovrani in euro. Ma è ovvio che Pechino punti a estendere ulteriormente la propria sfera di influenza. Anche la Russia di Vladimir Putin ha già conseguito un importante risultato: il nuovo gasdotto che porterà il metano in Europa non passerà più per l’Ucraina, ma per la Grecia. Questo genere di accordi potrebbero innescarne altri di tipo strategico-militare.

Ecco perché la Nato è seriamente preoccupata dell’evoluzione della crisi greca: la permanenza nel Patto Atlantico di una Grecia sostenuta dal tandem Mosca-Pechino, rappresenta un serio problema di intelligence . L’estrema rigidità nella difesa dell’ortodossia europea di Juncker e Merkel non aiuta di certo a superare l’impasse.

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