“La moneta unica ha effetti negativi su Italia e Francia”. E non solo

Cedric Durant e Sébastien Villemot, studiosi ascrivibili a un’area di sinistra, hanno pubblicato un libro analizzando gli scenari di bilancio in caso di uscita dall’eurozona. Emerge che il terrorismo mediatico instillato dall’establishment è ingiustificato.

Uscire dall’euro sarà catastrofico? Assolutamente no. Lo dicono anche due economisti francesi ascrivibili a un’area di sinistra, Cedric Durant dell’università Parigi 13 e Sébastien Villemot (Ofce-Science Po) nel loro studio intitolato: “Il tema del bilancio dopo la fine dell’euro; un’analisi sul rischio della ridenominazione della valuta”, ridimensionano le previsioni allarmistiche con cui l’establishment tenta di ammansire i popoli.

“La conclusione più importante del nostro lavoro è che, sebbene il problema posto dall’uscita dalla zona euro sia complesso e degno di essere affrontato con la massima serietà, non è il caso di esagerarne la portata”, spiegano i due studiosi, come riporta Libero. Nemmeno lo spauracchio della svalutazione della moneta avrebbe senso: “Anche a tener conto di tutti i fattori tecnici e politici che possono favorire (o consigliare) un deprezzamento della nuova lira del 15 per cento, il risultato è che l’Italia, come la Spagna, corre un rischio “basso” sia dal punto di vista della sostenibilità del debito sia degli altri fattori sensibili”.

Dunque anche in Francia aumenta la schiera degli economisti pronti a infrangere i tabù del politicamente corretto. Curioso poi notare come le tesi anti euro provengano da ambienti eterogenei, che vanno da Marine Le Pen a certa sinistra non asservita all’ideologia eurista. “Stare dentro l’euro non può che avere effetti negativi per i Paesi della periferia, vista la politica deflattiva imposta dai creditori”, concludono i due economisti.

Tratto da Ilpopulista.it

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