La guerra in Libia è una trappola per l’Italia. L’Ue vuole fregarci

Per come stanno realmente le cose l’Italia dovrebbe bombardare le milizie (filo-francesi) in Libya e non l’ISIS.

La Libya fu attaccata per volere francese da Sarkozy, addirittura in autonomia rispetto ai comandi americani avendo addirittura anticipato di qualche ora i bombardamenti per impossessarsi dei giacimenti libici durante golpe contro Gheddafi. Lo scopo fu duplice, da una parte sterilizzare le difese politiche italiane ossia del paese che, anche grazie al Rais che aveva salvato l’unica banca sistemica italiana finita nel caos subprime (Unicredit) e stava emergendo come paese finanziariamente vincente almeno a livello bancario (le banche italiche erano e sono più arretrate e dunque almeno nei prodotti finanziari diffidano di rischi che non conoscono). Dall’altra impossessarsi dei giacimenti praticamente tutti targati ENI per fare posto alla sua major petrolifera, Total e parallelamente ampliando la zona di influenza franco-europea in Africa in un’area – quella del franco CFA, ossia dell’euro, oggi – dove di fatto viene utilizzato l’euro come  oneta ufficiale [ecco il perchè del supporto implicito tedesco alle interemperanze galliche]!. Il crepuscolo voluto del Cavaliere costruito dall’Europa franco tedesca con il supporto di Obama è tutto qui, risatine dei due governanti europei incluse.

A seguire ci fu l’indebolimento finanziario del Belpaese in forza dell’asse franco tedesco che impose – via Mario Monti, la cui storia è ancora tutta da scrivere – inutile ed anzi dannosa austerità praticamente solo all’Italia, la Francia ad esempio fu graziata dall’austerity dopo il dubbio attentato del Bataclan, infatti si disse che a seguito di tale tragico evento tutto fatto in casa (francese) si sarebbe andati in guerra in Sirya (senza sparare un colpo però) e dunque nessun rientro nei parametri austeri sarebbero stati imposti dall’EU, la Grecia resta per ora l’unico vero simbolo della protervia europea.

Arriviamo ai giorni nostri col tentativo, per il tramite di un governo italiano che vedremo se sarà ricordato come traditore o come traghettatore, di cedere importanti pezzi di mare alla Francia richiesti in forza del trattato di Caen. Si sa, i collaborazionisti sono ovunque quando si è in guerra ed oggi lo siamo di fatto anche senza averla dichiarata, per cui non cui sarebbe da stupirsi. Va ricordato che il trattato di Caen fu firmato nel periodo in cui veniva approvata la legge di stabilità italiana dell’anno scorso da Bruxelles – legge che fu vicina ad essere bocciata dall’EU-, legge molto osteggiata dai “partners” europei, che caso…

Oggi la Libya è divisa in tre parti:

una a controllo inglese (Tobruk, a est, tanto per capirsi dove nella seconda guerra mondiale le truppe dell’asse combattevano contro gli inglesi, la celeberrima battaglia di Tobruk);

l’altra a controllo francese (ai confini con il Niger, incluse le attinenze dell’immenso giacimento Elephant, dove sono interessati anche i tedeschi di BASF), con l’ampliamento della Operation Barkhane anche alla vicina Libya e

una a controllo locale lasciata agli italiani nella zona di Tripoli, dove passano gli oleodotti ma dove di petrolio ce n’è poco. Ecco, i francesi stanno tramando per impossessarsi dei giacimenti oggi di ENI in tutto il paese, quello che succederà domani con i nuovi governi che avranno diviso il paese in tre sarà che, con nuovi governi, i giacimenti del cane a sei zampe verranno espropriati e dati a Total (e a Shell, nell’est del paese – all’Italia vogliono lasciare il nulla! -).

Capito l’arcano? E dunque oggi ci viene chiesto di intervenire in Libya a capo della prima e vera colazione militare che metterà gli scarponi nel per terra nord Africa e guarda caso per convincerci vengono opportunamente uccisi due italiani che lavoravano là da anni, la tipica testa di cavallo messa nel letto, un messaggio… Ben inteso, lo scopo è quello di farci assurgere a livello mediatico a responsabili dell’intervento libico, leggasi saremmo noi a subire soprattutto gli oneri ed i pochi onori dell’intervento militare ufficiale, il primo dichiarato dall’occidente, incluso subendo le ire funeste dei locali che vedrebbero nell’Italia il responsabile dell’intervento [quando invece non è stato responsabile di nulla, ma proprio di nulla…]. Ossia questo intervento in Libya è un errore, gli italiani dovrebbero fare come i francesi, interventi invisibili.

O meglio, se proprio si deve intervenire bisognerebbe bombardare le postazioni delle milizie filo francesi, probabilmente coinvolti nelle disgrazie italiche anche in Egitto assieme a qualche allegro compagno di merende anch’esso alleato NATO (…). O nell’auto bomba all’ambasciata italiana del Cairo, lasciando per altro perdere il caso Regeni, una provocazione bella e buona (vedremo se a torturalo non saranno stati alla fine inservienti di servizi di potenze NATO). Per altro non mi stupirei affatto che così facendo si decimassero svariati battaglioni  della Legione Straniera che non dovrebbero stare dove sono (…).

Insomma, come Italia ci vogliono tirare dentro il caos libico per danneggiarci, spingerci in una situazione in cui la colpa – che oggi chiaramente l’Italia non ha per il caos libico, ma soprattutto francese – sia condivisa anche e soprattutto con Roma. Lo scopo è giustificare l’esproprio dei giacimenti ENI.

Ormai Renzi è cascato nel tranello (speriamo non sia collaborazionista, la storia ce lo dirà, probabilmente già dal prossimo anno – onestamente spero di no, ndr -) e dunque sembrerebbe che saremo costretti ad intervenire (ma va ricordato che Renzi è un mago della marcia indietro!). Or dunque per quanto riguarda lo scrivente se si tratterà di intervento bisognerà fare in modo che il fuoco amico colpisca tutti coloro non interessati a difendere i nostri interessi locali, incluse bombardando le milizie filo-francesi che spesso, spessissimo sono contigue all’ISIS. Francesi ed inglesi sanno benissimo che qualsiasi intervento militare in una zona conquistata NON può avere successo nel lungo termine in presenza dell’ostilità dichiarata della popolazione, soprattutto in presenza di qualcuno che all’occorrenza potrebbe armare i lealisti (ad es. l’Italia?) contro coloro che tutto il popolo, il locali riconoscono come l’artefice del disastro del paese, appunto i francesi soprattutto.

Quanto accade in Libya rischia di essere la parodia dell’Italia: stiamo terminando forse il nostro tempo come paese libero, democratico e, soprattutto, unito ed indipendente? Non ci vorrà molto per capirlo.

Leggi dalla fonte originale Scenarieconomici.it

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