La Francia ai piedi di Marine Le Pen. Ue teme deriva euroscettica

Marine Le Pen festeggia il successo alle elezioni regionali: ballottaggio in 6 circoscrizioni. Ai francesi, spaventati dalla crisi economica, dal terrorismo e dall’ondata migratoria, piace il nuovo partito. E a Bruxelles temono per la tenuta dell’Unione.

Marine Le Pen può essere soddisfatta. Ad urne chiuse il suo Front National è risultato vincente in sei regioni su tredici. Nuovo appuntamento elettorale per domenica prossima, quando gli elettori francesi saranno chiamati a decidere al ballottaggio chi governerà le regioni ridisegnate dalla riforma Hollande.

Ora tutti aspettano le mosse dei Repubblicani di Nicolas Sarkozy e dei socialisti di Francois Hollande che potrebbero allearsi, turandosi il naso, votandosi vicendevolmente al ballottaggio pur di non vedere il Fn governare un’amministrazione locale.

Al di là di come andranno le cose tra una settimana, il voto di domenica segna un cambio di paradigma nella politica francese ed europea. Gli analisi parlano di una affluenza record verso il Front National dovuta soprattutto all’inconsistenza del governo sui temi economici e per la paura terrorismo e migranti.

Hollande e il suo ministro Emmanuel Mcron hanno tentato di varare in questi mesi alcuni provvedimenti di liberalizzazione per rilanciare l’economia, ma gli effetti non si sono ancora visti, mentre le proteste sono state forti. E se Hollande aveva puntato tutto sul vertice del Clima di Parigi per ridare lustro alla sua persona, in calo nei sondaggi, si è dovuto invece confrontare con il pericolo del terrorismo.

Ai francesi è piaciuta la risposta sicura e muscolare del presidente che ha inviato i caccia in Siria, ma la risalita nei sondaggi non è stata in grado di arginare la fuga di consensi per un esecutivo giudicato dalla maggior parte dei francesi non adatto a confrontarsi con periodi di crisi, economica e di sicurezza.

E il nuovo Front National, così distante dal partito fondato dal padre di Marine, Jean-Marie, xenofobo e antisemita, sembra essere stato per molti il porto sicuro in cui rifugiarsi. Ma a festeggiare non sono solo i militati del Fn, ma anche gli euroscettici di tutta Europa.

Matteo Salvini, la cui Lega Nord è alleata a Strasburgo insieme al Front National nel gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà, ha stappato una bottiglia per il successo dell’amica francese. La speranza è che qualcosa di simile accada anche in Italia. Ma festeggiano anche gli altri partiti euroscettici, come l’Fpo in Austria, il Vlaams Belang in Belgio o il Partito della Libertà in Olanda.

Per questo motivo a Bruxelles guardano con attenzione al risultato francese. L’avanzata del fronte populista, nazionalista e xenofobo (anche se i suddetti partiti non si definiscono tali) fa temere per la tenuta della coesione europea e per il processo di integrazione, mai come adesso messo in pericolo da sfide interne ed esterne.

I nodi per Bruxelles arrivano uno dietro l’altro. Oltre alla Francia, l’anno prossimo l’Ue dovrà affrontare la sfida del referendum inglese sull’uscita del Regno Unito dall’Europa. C’è poi il caso greco, per molti una crisi solo rimandata. Ad est le ondate di profughi stanno facendo innalzare muri, mentre Schengen vacilla. L’allarme terrorismo spaventa e spinge i cittadini a rinchiudersi nei confini nazionali, mentre i Paesi meno legati all’Unione, come la Danimarca, scelgono la strada della minor integrazione.

Ciliegina sulla torta la crisi economica sta allentando la presa meno velocemente di quello che tutti speravano. Non sono bastate le politiche espansive della Bce. E il voto francese sembra solo l’ultimo di una lunga serie di campanelli d’allarme che annunciano tempi bui per il percorso di integrazione europeo.

Leggi dalla fonte originale Affariitaliani.it

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