Banche italiane in crisi per salvare sistema francese e tedesco

Vi propongo un’analisi su cui riflettere, per l’ombrellone. Purtroppo nessuno si fa la domanda di cui al titolo, nessuno si chiede perché siamo vicini al fallimento del sistema bancario nazionale, come ben ci ricorda il ministro ceco Andrej Babis, peggio del Brexit ha detto.

A scanso di equivoci scolpitevelo nella testa, è vero che il nostro sistema bancario usciva vincente nel post subprime nel settembre 2008, Roma fu l’unico paese occidentale che non dovette salvare nessuna banca ai tempi, solo Unicredit aveva problemi a causa delle sue controllate tedesche ed austriache e venne salvata dal fondo sovrano di Gheddafi, forse firmando così la propria condanna a morte.

Eh si, a seguito del crack Lehman il sistema bancario italiano era sanissimo anche grazie all’enorme mole di risparmi degli italiani e della relativa stabilità dei prezzi degli immobili, da noi non ci furono picchi incredibili come invece accadde in Spagna, Portogallo, USA, Gran Bretagna, Olanda, anche in Francia. Il crollo dei prezzi degli immobili e la successiva crisi economica nel post crack Lehman aveva reso irredimibili troppi debiti: il risultato fu il di fatto fallimento – nei due anni successivi al crack, settembre 2008-10 – di nomi enormi del panorama finanziario globale, ING, Abn Amro, Dexia, Northern Rock, Lloyds, West LB ed una miriade di banche tedesche, pochi ricordano che anche la mitica UBS svizzera era di fatto fallita.

SocGen si salvò solo grazie ad uno scandalo tanto strano quanto molto opportuno, alla francese, quello del caso Kerviel in cui si fece passare per colpa di un trader il buco miliardariodella banca, un piccolo scandaletto d’oltralpe (che in Italia è passato in sordina) in cui – sembra – siano stati interessati anche i servizi segreti con intercettazioni dei giudici competenti…. Addirittura il sistema finanziario irlandese e cipriota erano tecnicamente falliti, parlo di interi paesi. Ed in Italia nulla….Quindi, PRIMO PASSO per spiegare il prossimo fallimento delle banche italiane dei nostri giorni: nel post subprime i paesi EU dovettero salvare le proprie banche, ecco i conti da far tremare le gambe.

La crisi Greca che seguì fu una semplice conseguenza del subprime, anche il sistema finanziario greco basato sul credito dato non solo allo Stato ellenico era già traballante ed andò in crisi non appena le banche straniere dovettero rimpatriare i propri asset per salvare i propri conti, questo fece fare crack ad Atene, non appena il mercato riprezzò il rischio di prestare soldi alla traballante Atene ed ai suoi concittadini.

Dunque, a livello macro quello che succedette fu che gli Stati dovettero salvare il sistema finanziario globale post subprime, paese per paese. La crisi ellenica fu la conseguenza per cui le banche francesi e tedesche si resero conto di avere prestiti inesigibili enormi, encore/di nuovo, sarebbero tecnicamente fallite se tali debiti non fossero stati restituiti. Ecco perché la Grecia non è MAI stata mandata formalmente al tappeto evitando la dichiarazione di fallimento (i CDS del debito Greco non sono MAI scattati). L’Italia invece aveva un’esposizione ridottissima o nulla verso Atene, o quasi.

Dunque, restando all’Europa, cosa si dovette fare per salvare Atene? Appunto salvare le banche, quelle che avevano prestato ai paesi in crisi. L’EU creò dunque i vari meccanismi ESM etc. per aiutare i paesi in crisi (specialmente Irlanda, Cipro, Grecia ed anche Spagna), che in realtà significava salvare le loro di banche tanto interconnesse col resto del mondo.

In tutto questo L’Italia ai tempi di Tremonti e Berlusconi dovette mettere mano al portafoglio per salvare i sistemi finanziari altrui con un contributo di un ammontare ciclopico.

Il risultato dunque fu, SECONDO PASSO, che l’EU dovette salvare il i paesi andati in crisi a valle del subprime e per questo l’Italia dovette contribuire a salvare le banche altrui (soprattutto francesi e tedesche) per un sobrio italiano contributo di ca. 125 mld euro.

In ogni caso già a questo livello si può comprendere l’incredibilità dell’atteggiamento franco-tedesco odierno contrario al salvataggio sistemico dell’Italia, dopo quanto è successo e dopo il suo contributo al sistema ci dicono di no, sembra proprio che oggi ci vogliano fare fallire. E qui bisognerebbe sforzarsi di capire il perchè…

Ma il punto più importante è cosa successe dopo: il sistema finanziario più solido in quanto meno intaccato dal subprime – quello italiano – venne azzoppato a partire da luglio 2011 (ma tutto iniziò durante il 2010) con la successiva incredibile, mortale austerità del liquidatore europeo Mario Monti. Il risultato dopo quasi 5 anni è che oggi abbiamo noi un sistema finanziario (italiano) in fallimento in quanto così si voleva, causato dall’EU per salvare la sua stessa esistenza e le sue banche a vantaggio tedesco (anche se ormai dovrei dire franco-tedesco, il rapporto tra Parigi e Berlino di oggi è assimilabile a quello che esisteva con la Francia di Vichy).

E questo è accaduto a causa di collaterale in mano alle banche che prima era sufficiente – molto spesso immobili – ed oggi è pesantemente degradato, ora capite perché le maxi tasse montiane si siano concentrate sugli immobili (ormai ca. pari all’1% del valore commerciale degli stessi ), ossia prendendo due piccioni con una fava uccidendo sia la crescita economica che le costruzioni generano nell’indotto che annichilendo a termine il valore del collaterale immobiliare in mano alle banche.

Anche lo stesso collaterale aziendale di PMI andate in crisi è stato dilapidato, aziende soprattutto piccole, contribuendo al disastro non avendo potuto sopravvivere alla crisi interna indotta dall’austerità. Anche il ritiro dei capitali dall’estero e verso l’estero – a fronte dell’incertezza ingeneratesi in Italia – è andato nella stessa direzione. Notasi, che le tasse siano aumentate a dismisura lo dice anche il PD….

Ma soprattutto la drastica riduzione dei trasferimenti dello Stato ci ha portati verso il fallimento, immaginatevi ad esempio agli effetti diffusi della legge Fornero, cosa può aver significato in termini di riduzione dei consumi nazionali. Noi non ci rendiamo conto che oggi la gente non solo fa fatica a consumare ma troppo spesso anche semplicemente a mangiare (le persone sotto la soglia di povertà sono a livelli mai visti dal secondo dopoguerra). E tale crisi è stata determinata da un improvviso aumento della protervia dello Stato nel recuperare tasse per fare gettito a causa delle pressione europee in tal senso, pressioni nate nel dopo il golpe del 2011 e perfettamente inutili se non addirittura dannose per far uscire l’Italia dalla crisi economica (ma utili all’estero per costringere ad esempio a “privatizzare”, come nel post Tangentopoli). E per il futuro stando nell’euro scordatevi tasse basse, ve lo dice lo stesso governo nei suo vari DEF. Interessante osservare nella tabella che segue l’effetto della crisi nel deficit pensionistico italiano, spaventoso (leggasi, vogliono mandarci sul lastrico per impulso europeo per poi tagliarci le pensioni che diventeranno insostenibili e dunque comprarci per un tozzo di pane dandoci in pasto ai paesi del nord, ad esempio una volta cambiata la legge sulle successioni – fra qualche mese, inasprendole pesantemente – le cosa avute in eredità dai genitori su cui si sono già pagate le imposte si dovranno vendere per pagare le successioni!).

Quindi, ecco il TERZO PASSO verso il fallimento, causato dalla dannosa austerità incredibilmente imposta all’Italia ed ai periferici per impulso dell’Europa tedesca, con iperbolico aumento delle tasse imposte ai cittadini [infatti il primo messaggio post Brexit è stato quello di tagliare le tasse in UK e fare deficit, senza i vincoli europei utili solo alla Germania vedremo Londra risorgere].

In breve, al di fuori delle sue innegabili colpe, l’Italia è stata vittima di un piano molto ben congegnato utile a far pagare “al vicino” i costi dei propri salvataggi. Poi si è calcata la mano, l’appetito vien mangiando, un paese politicamente debole è un paese attaccabile e depredabile, soprattutto se ricco.

Ed infatti francesi e tedeschi quasi non riescono a capacitarsi di quanto sia resistita fino ad oggi l’Italia alla Troika, ben sapendo che se non riusciranno a mettere le mani sui nostri assets nazionali entro la fine della presidenza Obama (che non è amico dell’Italia) tutto potrebbe cambiare.

In tutto questo i vari scandali bancari, il caso Etruria ad esempio ma anche Cassa di Risparmio di Vicenza e BP Milano ecc. ecc., non sono un’eccezione, vengono sempre fuori anche a valle crisi come queste. Il vero problema sistemico è un altro e va capito nei termini sopra indicati. Mi permetto di aggiungere che quanto deve essere fatto negli scandali è punire i responsabili dei misfatti: la cosa inaccettabile è che oggi si mandino agli arresti persone che fanno “magheggi” nel timbrare i cartellini [arrecando danni limitati al Paese] mentre i vari CdA delle varie banche che hanno creato danni enormemente maggiori sono tranquillamente a piede libero, manco gli hanno sequestrato i beni.

Si noti che oggi la Germania continua a non voler sdoganare la flessibilità normativa per l’Italia, sta solo cercando un escamotage per tornare al rigore quanto prima (oggi è obbligata a cedere qualcosa a causa del Brexit).

Ricordatevi queste parole e questa analisi quando la crisi si acuirà, nei prossimi mesi. Ovvero, per farvi capire con la pratica, quando non vi pagheranno più completamente la pensione, quando l’ufficiale giudiziario verrà a casa vostra per verificare che i metri quadrati della vostra casa siano corretti, quando vi imporranno una patrimoniale, quando l’agenzia delle entrate pretenderà di farvi pagare tasse quanto meno assurde (base casi recenti, Striscia la Notizia docet), quando vi alzeranno l’età pensionabile fino a non farvela quasi prendere [preparatevi ad un buco inps di almeno 10 mld EUR annui a causa della mancata crescita da austerità], quando [unito al punto precedente] vi taglieranno la sanità fino a non potervi curare almeno la pensione proprio non la riceverete…. Si chiama dittatura fiscale finalizzata al pagamento del debito.

Tratto da Scenarieconomici.it